Daniele Poletti – Ottativo

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La masticazione è un adattamento uno dei primi segni
durante le due dentizioni è discontinuo, tutto ciò che può essere addentato
fonda sicurezza radicamento; liso di masticatura.
In trentadue giorni si appalesano i distretti venosi
: continuano a perdere foglie per torsione
: il frasario dei tigli è liso e scopre un’armatura saia
: cedono le valvole a nido di rondine sporgendo nel suo lume
c’è reflusso, desiderio di una cella
nuova, uno dei primi segni il desiderio di
per mordere ogni mattina un carminativo rende
lieve un mordicativo per non separarsi.
La nervatura rimane diagonale i decidui rimangono e variano.

 

Daniele Poletti – Ottativo. Edizioni Prufrock spa.

Immagine di copertina: Roberta Durante, Sogno ripieno

 

https://prufrockspa.com

http://www.diaforia.org/

Silvia Molesini

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Un quadernetto, le sue lettere.
Di dove il nome che credevi.
Assolutamente.
Che lì derivi.
Ricomincia sbaglia offendi sparpaglia
pristina
e ossa.
Striminzite, stracce, queste sei ossa rose
di due righe di diario, le hai viste
mai
viste
creuses? le ossa de diventato molto
presto di mattina, e un’isola immane
mostruosa la se ra pri ma
ma
non ho nessuno difendimi
scoccano i diademi urlati il petrolio
ritrasferire crediti dicono provano
visti tutti raccattare
visti perdere

e mi ti aggrappo oleosa
che venivi giù dai temporali e
il sogno esplode per ciò là nel
tuo estentivarti, furioso e bianco
nel del tuo rosa
nel grande salto
il color latte
il dietto.

Silvia Molesini

Daniela Andreis

finestra

 

parliamo della bambina elettrica
ad esempio
che sempre dà argomento alla strada di casa
al percorso inverso,
ci sfuggono molte cose ma le vorremmo ricordare
sento lo sforzo di officina
nei nostri cuori
come la sera che venne alla mente il nome della trattoria:
prima dicevi uno, infine erano tre i santi
dai quali andavamo a mangiare
era già presente la trinità più popolare
coi bicchieri di vetro opaco di sottilissime righe verticali
eri già qui e ci guardavi come saresti stata anche tu
qualche volta in disparte
dai centri lustrati
dagli abiti etichettati,
e mentre torniamo ognuno in un posto diverso
per un affare andato bene e male
– i nostri discorsi sono pieni di forse –
le lunghe fabbriche rosse
spariscono e tornano le case basse
i campanili malmessi
gli alberi della pianura, lavoratori, signori dei fossi
e nel retrovisore scompare
il tuo occhio che spio lo stesso, pescetto pieno di diodi
rimane sempre la tua scia
di luce abissale
nel nostro parlottare di come e quanto
e se la tua torcia riuscirà a scandagliare
anche gli anni fondali,
finora hai minato anche il marmo più spesso
hai trovato la vena rosa
anche tu hai già provato fatica
hai sputato sassi a destra e a sinistra,
bambina elettrica
se tu potessi con la tua scossa
fermarci l’anima un giorno
non rianimarci
ma rubarci tutto l’oro e disegnarci come anelli
tuoi satelliti estivi, mentre esprimi desideri
e accendi ancora più stelle, più micce.

Daniela Andreis

Inedito

pavi

 

guardo storta i movimenti di terra – devo stare giù
essere il punto ricevente – devo stare dove devo stare – giù
nella giusta prospettiva di chi guarda dal basso

il pavimento e il ventre piano, il piede del cacciatore
l’osso temporale, la luce – è bianca e lieve
le lunghe gambe del tavolo sembrano donne che mi vegliano

nelle incisioni perpendicolari – serve esercizio e tempo
il chirurgo ruba l’alito di ciò che resta
e io sono generosa, partecipo alla semina

sputo morbidi fiori bianchi

 

Sonia Lambertini

#200 – Beppe SALVIA

Ammirazioni

NINFALE 

la mia cultura è poca e la mente fioca
non ho conosciuto regole e leggi e nessuno
dell’ordine dell’universo m’ha insegnato
ad amare la sua natura grande
e umile. Ho offeso con la mia stupidità
la legge della vita, l’infinita innocenza
della sua crudeltà. Adesso ho un cuore
nobile ma la mia carne è pietra.

e imparo da solo con stenti l’errore
d’essere solo. E padre e madre vorrei
essere di questa solitudine.
non l’abitudine filiale, ma il segreto esempio
la natura dolce delle parole vere
io voglio dedicare a questo corpo magro,
attraversato dal tremendo folgore
del coltello e dell’innaturale pietà
della preghiera. E spezza da sé e su
se stesso l’acqua rigida del suo vero.

Conosco adesso il tempo certo
degli abissi e la parola povera
della vita, e l’esclusione e l’essere
e il pentimento e la colpa, e tutto
dura nel mio corpo eterno, e io

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Ingeborg Bachmann. Malina e la disgregazione dell’Io.

Il lettore comune

malinaMalina (1971) è il romanzo che Ingeborg Bachmann (1926-1973) aveva definito come la sua biografia immaginaria, è il primo volume di una trilogia intitolata Todesarten (cause di morte), gli altri due, Il caso Franza e Requiem per Fanny Goldmann sono rimasti incompiuti e sono stati pubblicati postumi. Esiste anche una trasposizione cinematografica di Malina sceneggiata dal premio Nobel Elfriede Jelinek. Il film del 1991 è di Werner Schroeter ed ha come protagonista principale Isabelle Huppert.

La società è il più grande teatro del delitto. Con la massima leggerezza sono stati deposti in essa da sempre i germi dei più incredibili crimini, che restano ignoti per sempre ai tribunali di questo mondo.

Il libro si apre con l’elenco dei personaggi come se si trattasse di un’opera teatrale, poi viene introdotta una storia d’amore da romanzo classico, ma andando avanti ci si accorge che è impossibile far rientrare questo…

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Giorno 5° – Essere me, Oltre l’anoressia.

Giorno 5°  del Percorso di conoscenza dell’altro in me che la malattia mentale, attraverso l’affronto del sintomo mentale, attraverso una reversione, un’inversione a U del digiuno colpevole, autoassegnato, meritato, tanto a lungo una vita perpetuato, col merito di non avere alcun merito, ma di questa totale assenza di implicazioni o motivazioni -per scelta e per codardia- averne il primato. Oggi, Bronchite mood e giornata difficile. A pugni con la percezione di me, a livello della pelle, del contatto con la lanugine, fatica a riconoscermi in un corpo che perde le sue stupide certezze ossee, l’illusoria e mendace forza rassicurante di rettilinei ipnotici senza deviazioni curve o spazi per fermarsi per respirare e contemplare orizzonti al di là di sé, invece che confinarsi nella mania di restare dentro le lamine dritte, e non farsi distrarre da niente non permettersi altro che un purgatorio di chilometri e chilometri di…

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Le madri

 

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Ci sono giorni
in cui le madri
tornano nei gusci
e noi fuori
con i becchi spalancati
e quella fame
che non muore mai.

*

Ci sono madri
dai mantelli neri
che ci guardano, corvine
pronte a rapire uno sguardo
da venerare come un dio
nascoste ai nostri occhi.

*

Ci sono nidi fragili
basta un po’ di vento
e una madre che si appoggia
nera, corvina e affamata
e noi cadiamo
poi ci rialziamo, sì
deformi, con le pieghe
che non raddrizzi più.

 

Sonia Lambertini – La clessidra – Semestrale di cultura letteraria, Anno 2015. Joker Edizioni.
antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/…/rivista-la-clessidr…

INTERVISTE: Marina Pizzi

DISGRAFIE - a cura di Antonio Bux

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1) Cara Marina, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Iniziamo: in una conversazione privata, una volta mi hai detto di ricordare la data esatta e il momento in cui scrivesti la tua prima poesia. C’è un significato che vuoi segnalare rispetto a quel particolare evento? Puoi parlarcene?
 
MP: Scrissi la prima poesia il 22 Febbraio del 1978 per un’esercitazione universitaria. Avevo quasi 23 anni. Non mi riuscì di rispondere in tempo e il professore minacciò di buttarmi fuori dal seminario. Mi decisi: la poesia, anzi il sonetto, portava il titolo: “Rabbia”, ma l’ho perduto/a. Il titolo fu un accenno al futuro del mio scrivere versi. Ho contraddetto alla famosa affermazione di Benedetto Croce. A scuola andavo bene in italiano, ma tutto lì. A parte un incidente di percorso per me traumatico: alle medie la professoressa d’italiano mi chiamò a leggere alla classe: per l’emozione invece…

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Allucinazioni sparse di Marco Saya

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La nuovissima raccolta Allucinazioni sparse di Marco Saya è ora disponibile su Amazon e IBS, a breve sullo shop online della casa editrice e può essere ordinata presso qualsiasi libreria.

Questa mia ultima raccolta contiene anche tutti i testi segnalati al Premio Lorenzo Montano 2016 per la sezione inediti.

Si sta … o come eravamo …
né Ungaretti né Robert Redford
e Barbra Streisand.
La poesia è in scena
da Godard:
bisogna vivere piuttosto che durare
Il palcoscenico dell’oggi
non dura e non vive.
Solo bruciature di sigaretta
nello scorrere della bobina.

*

Così presero la mira
nel presente dei ciechi
schivando pensieri
sparando su lattine
di Coca ammaccate
poi riutilizzate
con i filamenti
di una cicca umiliata

*

Ritorneremo nell’amniosi
amnesia del prima, del dopo
ci toccherà bere qualcosa
di nuovo, che sia buono
– stavolta –

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Franz Krauspenhaar

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La pastura del niente

Farsi le canne col sentimento
del ti voglio bene, la pastura
del niente. A noi rode e scuote la bile
del sentimentalismo inospitale.
Cerca il viaggio fondamentale,
spaziale, controverso. Non scrivere più
parole, ma colori. Ascolta la voce
del passato sotto le ruote di un camion
rotto. Cuoci le uova dentro canne di fucile
e sbatti i panni sulla faccia smunta del re
prima che si frigga il tempura, e uova affiorino
da un sogno, sulla tua morte per affogamento.

Franz Krauspenhaar – Capelli struggenti. Marco Saya Edizioni.

 www.marcosayaedizioni.net

 

Roccelletta di Borgia (CZ). Utsanga: “Asemic Writing Exhibition”

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Utsanga.it
Asemic Writing Exhibition
a cura di Francesco Aprile, Cristiano Caggiula, Elisa Carella

Dal 2 dicembre 2016 al 2 maggio 2017
Inaugurazione 2 dicembre 2916 h. 17:00
Parco Archeologico Scolacium
Roccelletta di Borgia – CZ

Il panorama delle scritture asemantiche si apre nel corso del ‘900 distendendosi lungo un arco di tempo che giunge sino ad oggi. L’ampio spettro delle possibilità registratesi nel secolo scorso ha trovato ulteriori motivi di sviluppo in questo primo scorcio di terzo millennio. Il rapporto sempre più stringente fra autore e opera prodotta contribuisce a rendere più ampio il ventaglio delle proposte, che appare quanto mai variegato. Le possibilità della critica di costruire etichette e classificazioni vacillano nello stesso slargo interpretativo che la messa in opera dell’asemic writing costituisce, rendendo ancor più frastagliato il panorama internazionale. Asemic writing è una scrittura dotata di segno, ma senza significato, senza, tuttavia, perdere la possibilità del senso…

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Silvia Molesini

 

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telefonata al padre

come stai, qui tutto tremendo
anche lì sì, no qui qualcosina
però in fondo solo non vorrei
deludere te vedi il tramonto gli
occhi come stelle del portato
vedi le lucciole tutte scomparite
tranne noi che confusi parlano
delle faccende macchinine
contemporaneamente
non si risolve e niente torna
tutto a capo, la casa vecchia
l’uomo il mangiare cristo e
l’isola la diletta il ruolo fumo
tutte le cicche che trovo la
voce rotta dietro un velo rapido

 

Silvia Molesini