Inedito

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lo stato delle cose
il sole agli angoli del capro
per esempio, novembre
cappuccio d’autunno
di funeste sementi,
un tribunale dicono
il mattino presto, pare
che si chiuda il cuore

 

Sonia Lambertini

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Rita Pacilio – Prima di andare, La Vita Felice, 2016.

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*

Tornando a casa
ho infilato i piedi nella borsetta mentre una parte
di scontentezza ha fatto comunella
con le gobbe delle strade, coi ciclamini

e la lingua dei formichieri
dove i rami ventosi hanno trattenuto
un po’ di asfalto nero, i fischi degli uccelli.

La felicità non capisce niente delle dee incollate
alla sottana boscosa. A volte si esprime in forma
appartata, di lato sbavaglia drammi
poi si trascina contusa nella notte pesante

a gesti energici.

(Non ho potuto fare a meno di essere un’altra).

*

Non devi restituirmi la difesa
appuntire collera tra me e te
riparare nelle mani a forma di cuore
tutti i pensieri belli e tristi
che raccontano beltà sbarazzine,

non devi sbattere porte per dimenticare
il mento alzato agli uomini che ho
baciato. Non maledire
le parole dei poeti che mi hanno

voluta in sposa e poi copiata.
Non devi perdonare i dubbi di Romeo
il suo Pater Nostro in ginocchio
bruciato nelle lettere perfette

mai spedite. Che fatica
aprire gli occhi e trovarsi attorcigliata
sembrare un tuono, lunga, un fiume stretto.
Vedersi seminata, vangata
un miscuglio di quesiti spalancati.

*

Ti ho visto piangere di nuovo

con il capo dietro un ramo adombrato
in quel gesto duro, spoglio
quando ancora ti adagi rannicchiato
tra le foglie rinfacciando la cima.

Adesso mi dileguo nel vento grosso
nell’impettita serata immobile
lascio oscillare capelli fragili
e l’imponente febbre dei pensieri.
Si solleva
la notte e l’inverno crepitante
si schiudono giorni a esistere

le nervature del mio nome.
Dietro di me impronte larghe
gomiti profondi di pazienza
urlarti in questa vita senza voce.

 

Poesie tratte da ‘Prima di andare’ – poesie e lettere d’amore di Rita Pacilio – LVF, 2016.

 

Rita Pacilio (Benevento 1963) è poeta, scrittrice, collaboratrice editoriale, sociologa, mediatrice familiare, si occupa di poesia, di critica letteraria, di metateatro, di letteratura per l’infanzia e di vocal jazz. Curatrice di lavori antologici, editing, lettura/valutazione testi poetici e brevi saggi, dirige per La Vita Felice la sezione ‘Opera prima’. Direttrice del marchio Editoriale RPlibri è Presidente dell’Associazione Arte e Saperi. Ha ideato e coordina il Festival della Poesia nella Cortesia di San Giorgio del Sannio. Sue recenti pubblicazioni di poesia: Gli imperfetti sono gente bizzarra (La Vita Felice 2012) traduzione in francese Les imparfaits sont des gens bizarres, (L’Harmattan, 2016 Traduction en français par Giovanni Dotoli et Françoise Lenoir) e prossima la traduzione in arabo (a cura del Prof. Othman Ben Talebmail), Quel grido raggrumato (La Vita Felice 2014), Il suono per obbedienza – poesie sul jazz (Marco Saya Edizioni 2015), Prima di andare (La Vita Felice, 2016). Per la narrativa: Non camminare scalzo (Edilet Edilazio Letteraria 2011). La principessa con i baffi (Scuderi Edizioni 2015) è la sua fiaba per bambini. È stata tradotta in greco, in romeno, in francese, in inglese, in napoletano. Di prossima uscita i racconti in prosa poetica ‘L’amore casomai’.

Dew

*

rugiada smeraldo al dito del filo
d’erba, beve l’uccello del paradiso
spirito d’aria senza piedi né ossa
l’uovo lanciato in mare porta tempesta.

Sonia Lambertini

Danzeranno gli insetti

 

*

Provvisoria io contemplo la perdita nel dono
cado dall’albero e scendo verso il fiume
cosa c’è di più atroce della sua ferita.
So di valere meno della doratura di un campo
di stare nella mia bassa stagione
e voi sulla mia schiena tra le canne
con baffi lunghi dietro il ghigno
guardate tra i denti il mio svanire.
.

Sonia Lambertini – Danzeranno gli insetti, Marco Saya Edizioni, Milano, 2016.

Parliamo d’altro.

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Una lezione di letteratura camuffata da sfogo adolescente e/o militante. Un omaggio a quel matto di Antoine Volodine che è la mia nuova, preoccupante ossessione.

[Lezione 5]
Parliamo d’altro.


Non abbiamo ceduto quando provavamo dolore, abbiamo finto di cedere, abbiamo finto di essere terrorizzati, non abbiamo urlato il nostro sgomento, la nostra disperazione in tutti i possibili toni, invece di lamentarci abbiamo recitato lunghi elenchi di uccelli, elenchi di popoli decimati, di scimmie, di pesci, non abbiamo quasi per nulla parlato dei pestaggi che subivamo, abbiamo evocato altri pestaggi ben più atroci, che altri avevano subito, e, per cavarcela, abbiamo descritto paesaggi turchini, abbiamo battuto le ali su praterie color turchese, planato verticalmente sull’orzo color azzurro, abbiamo inventato nomi di piante e di minuscole erbe, ci siamo inteneriti all’idea di quegli infimi vegetali, abbiamo avuto voglia di cantarli nervatura per nervatura, e così li abbiamo cantati, non abbiamo quasi mai…

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Georges Bataille – L’ano solare (completo)

E’ chiaro che il mondo è puramente parodistico, nel senso che ogni cosa che si osserva è la parodia di un’altra, o ancora la stessa cosa sotto una forma deludente.
Da quando le frasi circolano nei cervelli occupati a riflettere, si è proceduto ad una identificazione totale, poiché con l’aiuto di una copula ogni frase lega una cosa all’altra; e tutto sarebbe visibilmente legato se si scoprisse a colpo d’occhio nella sua totalità il tracciato lasciato da un filo d’Arianna, che conduce il pensiero nel suo stesso labirinto.

Ma la copula dei termini non è meno irritante di quella dei corpi. E quando io esclamo: IO SONO IL SOLE, ne risulta una completa erezione, perché il verbo essere è il veicolo della frenesia amorosa.

 

Tutti hanno coscienza che la vita è parodistica e che manca un’interpretazione.
Così il piombo è la parodia dell’oro.
L’aria è la parodia dell’acqua.
Il cervello è la parodia dell’equatore.

Il coito è la parodia del delitto.

 

L’oro, l’acqua, l’equatore o il delitto possono indifferentemente essere formulati come il principio delle cose.

E se l’origine non rassomiglia al suolo del pianeta che appare esserne la base, ma un movimento circolare che il pianeta descrive intorno a un centro mobile, un’auto, un orologio o una macchina da cucire possono ugualmente essere accettati come principio generatore.

 

I due principali movimenti sono il movimento rotatorio e il movimento sessuale, la cui combinazione si esprime con una locomotiva composta di ruote e pistoni.
Questi due movimenti si trasformano l’uno nell’altro reciprocamente.
E’ così che ci si avvede che la terra girando fa accoppiare gli animali e gli uomini e (siccome ciò che risulta è anche la causa che lo provoca) che gli animali e gli uomini fanno girare la terra accoppiandosi.
E’ la combinazione o la trasformazione meccanica di questi movimenti che gli alchimisti ricercavano sotto il nome di pietra filosofale.

E’ per l’uso di questa combinazione di valore magico che la situazione attuale dell’uomo è stabilita in mezzo agli elementi.

 

Una scarpa abbandonata, un dente guasto, un naso troppo corto, il cuoco che sputa nel cibo dei suoi padroni stanno all’amore come la bandiera sta alla nazionalità.
Un ombrello, una sessantenne, un seminarista, l’odore di uova marce, gli occhi accecati dei giudici sono le radici da cui l’amore si nutre.

Un cane che divora le viscere di un’oca, una donna ubriaca che vomita, un ragioniere che singhiozza, un vaso di mostarda rappresentano la confusione che serve da veicolo all’amore.

 

Un uomo messo in mezzo agli altri è irritato di sapere perché non è uno degli altri.
Sdraiato in un letto accanto a una ragazza che ama, dimentica di non sapere perché è lui invece di essere il corpo che tocca.

Senza saperne niente, soffre a causa dell’oscurità dell’intelligenza che gli impedisce di gridare che è lui stesso la ragazza che dimentica la sua presenza mentre s’agita tra le sue braccia.

 

O l’amore, o la collera infantile, o la vanità di una vecchia borghese di provincia, o la pornografia clericale, o il canto solitario di una cantante smarriscono dei personaggi dimenticati dentro appartamenti polverosi.
Avranno un bel cercarsi gli uni con gli altri avidamente: non troveranno altro che immagini parodistiche e si addormenteranno vuoti come degli specchi. […] Traduzione di Giacomo Cerrai

 

Continua in http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/912-Georges-Bataille-Lano-solare-completo.html

 Fra interferenze e inter-soggettività: al di là della «lirica» – Bologna in Lettere 2017

Fra interferenze e inter-soggettività: al di là della «lirica»

Si è conclusa il 20 maggio la quinta edizione del festival interdisciplinare “Bologna in Lettere” con un weekend conclusivo ricco di eventi e di ospiti, nonché di molteplici spunti di riflessione intorno alla complessa congiuntura storico-sociale  nella quale si colloca la poesia contemporanea –  ammesso che per la res poetica si possa parlare, fino in fondo, di «collocabilità». Per l’edizione 2017 è stato scelto il titolo “Interferenze”, sia in riferimento allo spirito originario del festival, da sempre improntato alla comunicazione e all’interazione di diversi linguaggi artistici, sia come omaggio alla beat generation: l’ibridazione come rivolta e svolta, coscienza del proprio tempo e insieme rivendicazione dell’autonomia dell’espressione artistica in un sistema sempre più alienante, un sistema che tende a fagocitare entro le proprie maglie l’intero dispiegarsi del reale. Alla coazione a ripetere propria della macchina del godimento neocapitalistica la beat generation ha…

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«Journal of Italian Translation» – Volume XII, Number 1, Spring 2017.

 

Alcuni testi di Danzeranno gli insetti, Marco Saya Edizioni, tradotti in inglese e pubblicati nel «Journal of Italian Translation» – Volume XII, Number 1, Spring 2017. Editor Luigi Bonaffini. A cura di Alessandra Giorgioni e Marco Sonzogni.

 

Per sottrazione, mi ripeto.
Due passi in avanti
conto fino a tre
mi guardo alle spalle
e vedo che non sono
mai arrivata più in là del sei.
Il chiodo fisso di controllare le cose
con la matematica, un movimento:
meno anni, meno possibilità
meno tempo e luce
e poche parole
corte, le preferisco.
Il segno meno è una linea orizzontale
una lama sul collo,
un peso insopportabile.

 

To subtract, I repeat.
Two steps forward
I count to three
I look over my shoulder
and I see I have never
got beyond six.
The fixation with controlling everything
with mathematics, a movement:
minus years, minus possiblities
minus time and light
and few short words
which I prefer.
The minus sign is a horizontal line
a knife at your throat
a unbearable burden.

 

Sonia Lambertini – Danzeranno gli insetti, Marco Saya Edizioni, Milano, 2016.

Traduzione di Alessandra Giorgioni.

http://www.marcosayaedizioni.net/

jitonline.org/

Inedito

Sono costretta a lasciare i miei padri 
distesi sui prati, semi di fiori orfani
nei becchi di cagne dal fiato grosso

sono costretta a guardarli mentre bevono
inchiostro da mammelle in secca
vacche sacre agli occhi di dio

li guardo sulla porta della casa rossa
ridono del mio bambino imperfetto
polline amaro delle loro bocche.

Sonia Lambertini


Maria Grazia Insinga – Persica. Cierre Grafica, Anterem Edizioni.

persica

*

Cala a sgravare l’acqua
per i catusi e cala cala
su Calafarina la grazia
scabra di infanzie non più
immobili quando ancora
la luce non cala quando
ancora la rabbia ci frana.

 

*

Se prendi malvista la rotta
nera del cappero e del Corinto
e manchi ossigeno al mostro fiore
vieni a smagare il controllo
di declività in fermento vieni
a svinare i nessi, solvi l’isola
e fa’, Cibele, che malva sia.

 

*

Il corpo, la biblioteca
perduta a discriminare
tutto nell’indistinto:
gli occhi all’indietro
un rosso alla persica
la veggenza nel morso.

 

Maria Grazia Insinga – Persica. Opera prima. Riflessione critica di Bruno Moroncini. Cierre Grafica, Anterm Edizioni,2015.

Inedito

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Tagliatemi le mani, la corolla
tagliate i ponti, la coda del serpente
le antenne pettinate della bella di notte.
Tagliate la strada all’architetto, i suoi calcoli celesti
seguite il volo della foglia, ala gentile degli uccelli.

Tagliatemi il respiro, il calice leggero del sonno
pesate le pietre argento a metà nel petto.
Tagliate la lingua al merlo, il suo canto arriva ai morti
mangiate il grano nero che ho rubato dal becco.

Sfilo il vestito, il giglio rosso della Landstrasser
estetica del pensiero, dice l’architetto;
una strana filogenetica la mia, vita di un petalo
pianta annua a vita breve, mostro denti profumati agli scarabei.

 

Sonia Lambertini

 

Giorgia Meriggi – Riparare il viola. Marco Saya Edizioni.

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*

Filomena, nera siepe di bosso,
e l’amareno che non fioriva mai
come il tuo basso ventre. Sul filo
di rame accordati a un sorso o niente.
Come se fosse ieri, sulla sposa
pesano le dita, non confermano;
sul collo disfa il boccolo, l’anello
resta inamidato.

*

E che animale sarai questa notte
Marta, priva di crisantemi calzi
anime di caprioli e fortuite
identità. Se per un crepacuore
o un dialogo col chierico del nulla
ti arrendi alle vocali tronfie, ridi
e pretendi, che ti fai sfatare, e vai
serissima della tua nudità.

*

Ma come dire a mio figlio che ho strappato
l’albero motore, lui dice che sono
di paglia, non sa del mio nome segreto
che inizia per N e non miete, non taglia.

Mio figlio dice, e non sa niente.

Non sa di cavalli stremati, e sindacati
da camera ardente, ma come fare a dire
a mio figlio che sto finendo, che ho la gola
di carta di riso, basta un niente, un capello,
un nome, e si taglia.

Giorgia Meriggi – Riparare il viola, Marco Saya Edizioni.

http://www.marcosayaedizioni.net/riparare-il-viola