Il senso impuro della poesia di Elio Pagliarani, fra sperimentalismo e avanguardia

CRITICA IMPURA

Elio Pagliarani, © Dino Ignani Elio Pagliarani, © Dino Ignani

Di SONIA CAPOROSSI

Nel passaggio traumatico dalla morte del Neorealismo alla dissoluzione del dogma oggettivistico e storicistico, fino al giungere alla neoavanguardia, ovvero nel trapasso dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta, la figura di Pagliarani si staglia come quella di un intellettuale e poeta “atipico” che, pur facente parte del Gruppo 63, tuttavia propugnerà una poetica del tutto personale, distaccantesi in non pochi punti dai dettami neoavanguardistici più ortodossi: tutto questo nel nome di uno sperimentalismo superiore anch’esso contrario alle vecchie movenze ermetiche, che assume il momento della comunicazione in senso estetico, contenutistico e formale, come elemento primario del fare poesia.

In Pagliarani, infatti, il rifiuto del puro descrittivismo lascia spazio ad un procedimento narrativo all’interno del procedimento poetico, linguistico e ritmico. Pagliarani cioè attua la rivendicazione di un allargamento dei confini del discorso poetico, lì dove gli sembra assolutamente limitativa l’identificazione ormai stereotipata di…

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