Simona De Salvo

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*

E’ accaduto qualcosa ieri mattina.
Stavi seduto nel tuo ufficio, l’odore di frittura
che saliva dalla finestra
nel blu di un cappotto invernale.
Era mattina verso le dieci, qualche
nuvola strappata nel cielo
io ti pensavo
da un angolo della città
come si pensano le cose
distrattamente.
I professori all’Ateneo
proseguivano le autorevoli lezioni,
la strada si svuotava e riempiva
e la vita proseguiva, dentro una boccia
di pesce rosso portata in treno
nella sua ultima parte
di ossigeno.

Ma è accaduto qualcosa ieri mattina,
mentre il vento spezzava gli angoli dei giubbotti,
gli impiegati controllavano
dichiarazioni, i bambini
sugli scivoli penetravano a fondo
della loro realtà;
mentre fattorini coi camion espressi, maestre,
titolari di banche, negozianti
di scarpe da signora
seduti a fumare sigarette
negli angoli
_ e c’era il sole
mentre fisici nelle loro stanze
ipotizzavano un universo in espansione, stelle
sempre più lontane
e il caffè saliva lento dalla moka
nel condominio, tu
ti sei accorto
in un momento solo
di amare la vita disgraziatamente.

*

Dice che vent’anni sono comunque troppo pochi
e che le cose si fanno in due. Si pulisce
la bocca nel fazzoletto
piegato a cono
del ristorante.
Appartiene al passato. Adesso le foglie
rotolano
nel porticato, e viene sera velocemente.
Ho una casa immensa, un vecchio pianoforte a coda
e un uomo
in blue jeans e maglietta
che dorme coricato al mio fianco.
Mi sembra tutto immobile.
Il pomeriggio non esiste.
Il peso degli oggetti è diminuito
drasticamente.

*
 
Lo sai? Gli uomini che vanno a messa
mi ricordano i soldati di plastica
che si mettevano in fila sul davanzale se c’era
bel tempo. A noi, però
i cartelli indicano giorni di pioggia
e non abbiamo nemmeno rubato un’auto
con tergicristalli contro la noia.
Cosa stiamo aspettando, amico mio?
Ora, non ti dirò che presto troveremo capelli chiari
allo specchio né ti mostrerò come, in fondo
stia scrivendo di te per la prima volta;
preferirei raccontarti della bellezza
che vive nascosta tra le immondizie, di quella
bellezza
per cui io ti dissi: è vita, e d’altro non mi interessa.
Ma ti ascolterei ancora mille anni respirare nella notte
-gli occhi sbarrati, le due e trenta precise –
finchè, forse, mi dirai
 

Simona De Salvo

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