Emilia Barbato – Capogatto

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Capogatto

1

Separo tutto,
asporto il ricordo
dell’ultima propaggine
delle tue mani nel mio corpo
moltiplicato da ulteriore nudità
e qualche menzogna,
dissipo finanche la voglia e l’ipotesi
di un uomo che mi risolva.

2

Sotto le cattive stagioni
mi incurvo, mi interro
– ho un taglio – protendo
alla fine dei sarmenti stanchi,
tuttavia, nella terra
modulo un vagito – attecchisco –
fuori di me schiudo
gemme, cresco una figlia.
Qui – dove separano –
stringo dipendenze
e autonomia, morte e vita:
l’archè.

3

Potare è un movimento sapiente,
la cruenza necessaria dell’agronomo
sui capi a legno perché
i tralci gemmino,
recidere è il tono ubbidiente
della mia voce
all’impeto della mente
affinché il cuore, tremando, taccia.
.

Emilia Barbato – Capogatto, puntoacapo Editrice. Prefazione di Elio Grasso.

 

 

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