Daniela Andreis

finestra

 

parliamo della bambina elettrica
ad esempio
che sempre dà argomento alla strada di casa
al percorso inverso,
ci sfuggono molte cose ma le vorremmo ricordare
sento lo sforzo di officina
nei nostri cuori
come la sera che venne alla mente il nome della trattoria:
prima dicevi uno, infine erano tre i santi
dai quali andavamo a mangiare
era già presente la trinità più popolare
coi bicchieri di vetro opaco di sottilissime righe verticali
eri già qui e ci guardavi come saresti stata anche tu
qualche volta in disparte
dai centri lustrati
dagli abiti etichettati,
e mentre torniamo ognuno in un posto diverso
per un affare andato bene e male
– i nostri discorsi sono pieni di forse –
le lunghe fabbriche rosse
spariscono e tornano le case basse
i campanili malmessi
gli alberi della pianura, lavoratori, signori dei fossi
e nel retrovisore scompare
il tuo occhio che spio lo stesso, pescetto pieno di diodi
rimane sempre la tua scia
di luce abissale
nel nostro parlottare di come e quanto
e se la tua torcia riuscirà a scandagliare
anche gli anni fondali,
finora hai minato anche il marmo più spesso
hai trovato la vena rosa
anche tu hai già provato fatica
hai sputato sassi a destra e a sinistra,
bambina elettrica
se tu potessi con la tua scossa
fermarci l’anima un giorno
non rianimarci
ma rubarci tutto l’oro e disegnarci come anelli
tuoi satelliti estivi, mentre esprimi desideri
e accendi ancora più stelle, più micce.

Daniela Andreis

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