Inedito

Sono costretta a lasciare i miei padri 
distesi sui prati, semi di fiori orfani
nei becchi di cagne dal fiato grosso

sono costretta a guardarli mentre bevono
inchiostro da mammelle in secca
vacche sacre agli occhi di dio

li guardo sulla porta della casa rossa
ridono del mio bambino imperfetto
polline amaro delle loro bocche.

Sonia Lambertini


Maria Grazia Insinga – Persica. Cierre Grafica, Anterem Edizioni.

persica

*

Cala a sgravare l’acqua
per i catusi e cala cala
su Calafarina la grazia
scabra di infanzie non più
immobili quando ancora
la luce non cala quando
ancora la rabbia ci frana.

 

*

Se prendi malvista la rotta
nera del cappero e del Corinto
e manchi ossigeno al mostro fiore
vieni a smagare il controllo
di declività in fermento vieni
a svinare i nessi, solvi l’isola
e fa’, Cibele, che malva sia.

 

*

Il corpo, la biblioteca
perduta a discriminare
tutto nell’indistinto:
gli occhi all’indietro
un rosso alla persica
la veggenza nel morso.

 

Maria Grazia Insinga – Persica. Opera prima. Riflessione critica di Bruno Moroncini. Cierre Grafica, Anterm Edizioni,2015.

Giorgia Meriggi – Riparare il viola. Marco Saya Edizioni.

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*

Filomena, nera siepe di bosso,
e l’amareno che non fioriva mai
come il tuo basso ventre. Sul filo
di rame accordati a un sorso o niente.
Come se fosse ieri, sulla sposa
pesano le dita, non confermano;
sul collo disfa il boccolo, l’anello
resta inamidato.

*

E che animale sarai questa notte
Marta, priva di crisantemi calzi
anime di caprioli e fortuite
identità. Se per un crepacuore
o un dialogo col chierico del nulla
ti arrendi alle vocali tronfie, ridi
e pretendi, che ti fai sfatare, e vai
serissima della tua nudità.

*

Ma come dire a mio figlio che ho strappato
l’albero motore, lui dice che sono
di paglia, non sa del mio nome segreto
che inizia per N e non miete, non taglia.

Mio figlio dice, e non sa niente.

Non sa di cavalli stremati, e sindacati
da camera ardente, ma come fare a dire
a mio figlio che sto finendo, che ho la gola
di carta di riso, basta un niente, un capello,
un nome, e si taglia.

Giorgia Meriggi – Riparare il viola, Marco Saya Edizioni.

http://www.marcosayaedizioni.net/riparare-il-viola

Sonia Lambertini, tre poesie da “Danzeranno gli insetti”

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a cura di Roberto R. Corsi

Se cerchi il punto di non ritorno
del seme buono nel ventre scarno
feconda il tronco, chiama il suo nome
che l’apparenza diventa inganno.

E l’eco arriva dritto come pugno al petto
quando ti stringe e ti promette il volo
-mente-
guarda l’ombra ormai terra e la radice
digiuna nell’attesa, divora i suoi figli.

*

Quando nulla ti è dovuto e non sai come
conosci il cerchio nero che ti assedia chiedi
quale strano progetto ha preso i tuoi occhi
per riempirli di colore giallo ocra e rosso

senti il passo della libella lo sfregare delle antenne
la resa in volo desiderio del maschio sul filo d’erba
e l’aria che sposta la curva il segmento che unisce
trovarsi dal nulla negli occhi del nostro calvo inverno.

*

Ascolta padre gli occhi negli occhi del padre
non puoi sbagliare le parole verranno semplici
i piedi…

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L’insetto religioso — James Hillman

Malesangue

graham_sutherland Graham Sutherland, Christ in Glory

Se la puntura d’insetto è una ferita del mondo sotterraneo, allora l’insetticida è uno strumento teologico, un Cristo chimico che aggredisce l’inferno nelle parole di Osea e di Paolo, “O Thanatos, dov’è il tuo pungiglione (Kentron)?”, per liberare il mondo di Thanatos e di Ade, quest’ultimo immaginato come una figura nera e alata. Kentron significa alla lettera pungiglione, ma fornisce anche l’etimo del nostro centro, il cui significato originale è pungolo, aculeo. Il pungolo al centro degli abissi sta sia per la presenza della morte sia per la brama cosmica di vita desiderosa di vivere, come l’appetito sensuale dei Karamazov, come Ade che è anche le ricchezze di Plutone, e la zoe di Dioniso. La rivoluzione cristiana, che ricentrò il cosmo nel mondo superiore (e nel corpo superiore, quello del Cristo risorto), ha rimosso il pungolo sia del desiderio che della morte…

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Bologna in Lettere 2017 – Interferenze – Programma di venerdì 5 maggio

slide pag 1

VENERDI’ 5 MAGGIO ore 19.30

EPS FACTORY Via Castiglione 26

 

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EX CORPORE /ARTEFATTI CONTEMPORANEI

Francesca Lolli  The dying lilium

Mist LED/3 time

 

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NINE POEMS IN BASILICATA

John GiornoThe death of William Burroughs

Regia Antonello Faretta (Noeltan Film)

John a Tursi_by Salvatore Laurenzana Antonello Faretta - 007 - photo by Giovanni Lancellotti © 2014

FARE IL PUNTO/BATTERE IL TEMPO

Nanni Balestrini 

Presentazione di Cecilia Bello, Niva Lorenzini, letture dell’autore

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PASSIONE POESIA Atto 1 (a cura di Luigi Cannillo)

Giuliano Mesa / Valentino Zeichen / Marco Palladini

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La foto di John Giorno è di Salvatore Laurenzana
La foto di Antonello Faretta è di Giovanni Lancellotti
Le foto di Nanni Balestrini, Valentino Zeichen, Marco Palladini sono di Dino Ignani

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FARE IL PUNTO/ BATTERE IL TEMPO – STATO E STATI DELLA POESIA CONTEMPORANEA ITALIANA di Enzo Campi

Semplificando e riducendo, col beneficio d’inventario e tenendo conto che la mia opinione, in tal senso, non vale assolutamente nulla, vorrei proporre una breve riflessione su quanto si va delineando, in rete, a partire dall’evento spezzino di “Mitilanza”. In realtà, il fenomeno non va circoscritto all’evento in questione. Sono già diversi anni che, almeno tra gli addetti ai lavori, si sente l’esigenza, per così dire, di “fare il punto”. E, anche se in maniera abbastanza sporadica, ci sono stati diversi tentativi in tal senso, come se mettere a fuoco l’attuale situazione divenisse, via via, una sorta di esigenza.

Come molti di voi sapranno tra poco più di un mese cominceranno le giornate conclusive di quel Festival “lungo un anno” che risponde al nome di Bologna in Lettere, dove alcune delle tematiche proposte a La Spezia potranno trovare una prosecuzione. Che la cosa si riveli fattiva o inefficace è naturalmente da verificare sul campo. […] Enzo Campi.

 

https://boinlettere.wordpress.com/2017/03/30/fare-il-punto-battere-il-tempo-stato-e-stati-della-poesia-contemporanea-italiana/

Daniele Poletti – Ottativo

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La masticazione è un adattamento uno dei primi segni
durante le due dentizioni è discontinuo, tutto ciò che può essere addentato
fonda sicurezza radicamento; liso di masticatura.
In trentadue giorni si appalesano i distretti venosi
: continuano a perdere foglie per torsione
: il frasario dei tigli è liso e scopre un’armatura saia
: cedono le valvole a nido di rondine sporgendo nel suo lume
c’è reflusso, desiderio di una cella
nuova, uno dei primi segni il desiderio di
per mordere ogni mattina un carminativo rende
lieve un mordicativo per non separarsi.
La nervatura rimane diagonale i decidui rimangono e variano.

 

Daniele Poletti – Ottativo. Edizioni Prufrock spa.

Immagine di copertina: Roberta Durante, Sogno ripieno

 

https://prufrockspa.com

http://www.diaforia.org/

Silvia Molesini

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Un quadernetto, le sue lettere.
Di dove il nome che credevi.
Assolutamente.
Che lì derivi.
Ricomincia sbaglia offendi sparpaglia
pristina
e ossa.
Striminzite, stracce, queste sei ossa rose
di due righe di diario, le hai viste
mai
viste
creuses? le ossa de diventato molto
presto di mattina, e un’isola immane
mostruosa la se ra pri ma
ma
non ho nessuno difendimi
scoccano i diademi urlati il petrolio
ritrasferire crediti dicono provano
visti tutti raccattare
visti perdere

e mi ti aggrappo oleosa
che venivi giù dai temporali e
il sogno esplode per ciò là nel
tuo estentivarti, furioso e bianco
nel del tuo rosa
nel grande salto
il color latte
il dietto.

Silvia Molesini

Daniela Andreis

finestra

 

parliamo della bambina elettrica
ad esempio
che sempre dà argomento alla strada di casa
al percorso inverso,
ci sfuggono molte cose ma le vorremmo ricordare
sento lo sforzo di officina
nei nostri cuori
come la sera che venne alla mente il nome della trattoria:
prima dicevi uno, infine erano tre i santi
dai quali andavamo a mangiare
era già presente la trinità più popolare
coi bicchieri di vetro opaco di sottilissime righe verticali
eri già qui e ci guardavi come saresti stata anche tu
qualche volta in disparte
dai centri lustrati
dagli abiti etichettati,
e mentre torniamo ognuno in un posto diverso
per un affare andato bene e male
– i nostri discorsi sono pieni di forse –
le lunghe fabbriche rosse
spariscono e tornano le case basse
i campanili malmessi
gli alberi della pianura, lavoratori, signori dei fossi
e nel retrovisore scompare
il tuo occhio che spio lo stesso, pescetto pieno di diodi
rimane sempre la tua scia
di luce abissale
nel nostro parlottare di come e quanto
e se la tua torcia riuscirà a scandagliare
anche gli anni fondali,
finora hai minato anche il marmo più spesso
hai trovato la vena rosa
anche tu hai già provato fatica
hai sputato sassi a destra e a sinistra,
bambina elettrica
se tu potessi con la tua scossa
fermarci l’anima un giorno
non rianimarci
ma rubarci tutto l’oro e disegnarci come anelli
tuoi satelliti estivi, mentre esprimi desideri
e accendi ancora più stelle, più micce.

Daniela Andreis

Inedito

pavi

 

guardo storta i movimenti di terra – devo stare giù
essere il punto ricevente – devo stare dove devo stare – giù
nella giusta prospettiva di chi guarda dal basso

il pavimento e il ventre piano, il piede del cacciatore
l’osso temporale, la luce – è bianca e lieve
le lunghe gambe del tavolo sembrano donne che mi vegliano

nelle incisioni perpendicolari – serve esercizio e tempo
il chirurgo ruba l’alito di ciò che resta
e io sono generosa, partecipo alla semina

sputo morbidi fiori bianchi

 

Sonia Lambertini

#200 – Beppe SALVIA

Ammirazioni

NINFALE 

la mia cultura è poca e la mente fioca
non ho conosciuto regole e leggi e nessuno
dell’ordine dell’universo m’ha insegnato
ad amare la sua natura grande
e umile. Ho offeso con la mia stupidità
la legge della vita, l’infinita innocenza
della sua crudeltà. Adesso ho un cuore
nobile ma la mia carne è pietra.

e imparo da solo con stenti l’errore
d’essere solo. E padre e madre vorrei
essere di questa solitudine.
non l’abitudine filiale, ma il segreto esempio
la natura dolce delle parole vere
io voglio dedicare a questo corpo magro,
attraversato dal tremendo folgore
del coltello e dell’innaturale pietà
della preghiera. E spezza da sé e su
se stesso l’acqua rigida del suo vero.

Conosco adesso il tempo certo
degli abissi e la parola povera
della vita, e l’esclusione e l’essere
e il pentimento e la colpa, e tutto
dura nel mio corpo eterno, e io

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Ingeborg Bachmann. Malina e la disgregazione dell’Io.

Il lettore comune

malinaMalina (1971) è il romanzo che Ingeborg Bachmann (1926-1973) aveva definito come la sua biografia immaginaria, è il primo volume di una trilogia intitolata Todesarten (cause di morte), gli altri due, Il caso Franza e Requiem per Fanny Goldmann sono rimasti incompiuti e sono stati pubblicati postumi. Esiste anche una trasposizione cinematografica di Malina sceneggiata dal premio Nobel Elfriede Jelinek. Il film del 1991 è di Werner Schroeter ed ha come protagonista principale Isabelle Huppert.

La società è il più grande teatro del delitto. Con la massima leggerezza sono stati deposti in essa da sempre i germi dei più incredibili crimini, che restano ignoti per sempre ai tribunali di questo mondo.

Il libro si apre con l’elenco dei personaggi come se si trattasse di un’opera teatrale, poi viene introdotta una storia d’amore da romanzo classico, ma andando avanti ci si accorge che è impossibile far rientrare questo…

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