#200 – Beppe SALVIA

Ammirazioni

NINFALE 

la mia cultura è poca e la mente fioca
non ho conosciuto regole e leggi e nessuno
dell’ordine dell’universo m’ha insegnato
ad amare la sua natura grande
e umile. Ho offeso con la mia stupidità
la legge della vita, l’infinita innocenza
della sua crudeltà. Adesso ho un cuore
nobile ma la mia carne è pietra.

e imparo da solo con stenti l’errore
d’essere solo. E padre e madre vorrei
essere di questa solitudine.
non l’abitudine filiale, ma il segreto esempio
la natura dolce delle parole vere
io voglio dedicare a questo corpo magro,
attraversato dal tremendo folgore
del coltello e dell’innaturale pietà
della preghiera. E spezza da sé e su
se stesso l’acqua rigida del suo vero.

Conosco adesso il tempo certo
degli abissi e la parola povera
della vita, e l’esclusione e l’essere
e il pentimento e la colpa, e tutto
dura nel mio corpo eterno, e io

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Ingeborg Bachmann. Malina e la disgregazione dell’Io.

Il lettore comune

malinaMalina (1971) è il romanzo che Ingeborg Bachmann (1926-1973) aveva definito come la sua biografia immaginaria, è il primo volume di una trilogia intitolata Todesarten (cause di morte), gli altri due, Il caso Franza e Requiem per Fanny Goldmann sono rimasti incompiuti e sono stati pubblicati postumi. Esiste anche una trasposizione cinematografica di Malina sceneggiata dal premio Nobel Elfriede Jelinek. Il film del 1991 è di Werner Schroeter ed ha come protagonista principale Isabelle Huppert.

La società è il più grande teatro del delitto. Con la massima leggerezza sono stati deposti in essa da sempre i germi dei più incredibili crimini, che restano ignoti per sempre ai tribunali di questo mondo.

Il libro si apre con l’elenco dei personaggi come se si trattasse di un’opera teatrale, poi viene introdotta una storia d’amore da romanzo classico, ma andando avanti ci si accorge che è impossibile far rientrare questo…

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Giorno 5° – Essere me, Oltre l’anoressia.

Le mille e una Tavola

Giorno 5°  del Percorso di conoscenza dell’altro in me che la malattia mentale, attraverso l’affronto del sintomo mentale, attraverso una reversione, un’inversione a U del digiuno colpevole, autoassegnato, meritato, tanto a lungo una vita perpetuato, col merito di non avere alcun merito, ma di questa totale assenza di implicazioni o motivazioni -per scelta e per codardia- averne il primato. Oggi, Bronchite mood e giornata difficile. A pugni con la percezione di me, a livello della pelle, del contatto con la lanugine, fatica a riconoscermi in un corpo che perde le sue stupide certezze ossee, l’illusoria e mendace forza rassicurante di rettilinei ipnotici senza deviazioni curve o spazi per fermarsi per respirare e contemplare orizzonti al di là di sé, invece che confinarsi nella mania di restare dentro le lamine dritte, e non farsi distrarre da niente non permettersi altro che un purgatorio di chilometri e chilometri di…

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Le madri

 

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Ci sono giorni
in cui le madri
tornano nei gusci
e noi fuori
con i becchi spalancati
e quella fame
che non muore mai.

*

Ci sono madri
dai mantelli neri
che ci guardano, corvine
pronte a rapire uno sguardo
da venerare come un dio
nascoste ai nostri occhi.

*

Ci sono nidi fragili
basta un po’ di vento
e una madre che si appoggia
nera, corvina e affamata
e noi cadiamo
poi ci rialziamo, sì
deformi, con le pieghe
che non raddrizzi più.

 

Sonia Lambertini – La clessidra – Semestrale di cultura letteraria, Anno 2015. Joker Edizioni.
antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/…/rivista-la-clessidr…

INTERVISTE: Marina Pizzi

DISGRAFIE - a cura di Antonio Bux

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1) Cara Marina, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Iniziamo: in una conversazione privata, una volta mi hai detto di ricordare la data esatta e il momento in cui scrivesti la tua prima poesia. C’è un significato che vuoi segnalare rispetto a quel particolare evento? Puoi parlarcene?
 
MP: Scrissi la prima poesia il 22 Febbraio del 1978 per un’esercitazione universitaria. Avevo quasi 23 anni. Non mi riuscì di rispondere in tempo e il professore minacciò di buttarmi fuori dal seminario. Mi decisi: la poesia, anzi il sonetto, portava il titolo: “Rabbia”, ma l’ho perduto/a. Il titolo fu un accenno al futuro del mio scrivere versi. Ho contraddetto alla famosa affermazione di Benedetto Croce. A scuola andavo bene in italiano, ma tutto lì. A parte un incidente di percorso per me traumatico: alle medie la professoressa d’italiano mi chiamò a leggere alla classe: per l’emozione invece…

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Allucinazioni sparse di Marco Saya

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La nuovissima raccolta Allucinazioni sparse di Marco Saya è ora disponibile su Amazon e IBS, a breve sullo shop online della casa editrice e può essere ordinata presso qualsiasi libreria.

Questa mia ultima raccolta contiene anche tutti i testi segnalati al Premio Lorenzo Montano 2016 per la sezione inediti.

Si sta … o come eravamo …
né Ungaretti né Robert Redford
e Barbra Streisand.
La poesia è in scena
da Godard:
bisogna vivere piuttosto che durare
Il palcoscenico dell’oggi
non dura e non vive.
Solo bruciature di sigaretta
nello scorrere della bobina.

*

Così presero la mira
nel presente dei ciechi
schivando pensieri
sparando su lattine
di Coca ammaccate
poi riutilizzate
con i filamenti
di una cicca umiliata

*

Ritorneremo nell’amniosi
amnesia del prima, del dopo
ci toccherà bere qualcosa
di nuovo, che sia buono
– stavolta –

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Franz Krauspenhaar

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La pastura del niente

Farsi le canne col sentimento
del ti voglio bene, la pastura
del niente. A noi rode e scuote la bile
del sentimentalismo inospitale.
Cerca il viaggio fondamentale,
spaziale, controverso. Non scrivere più
parole, ma colori. Ascolta la voce
del passato sotto le ruote di un camion
rotto. Cuoci le uova dentro canne di fucile
e sbatti i panni sulla faccia smunta del re
prima che si frigga il tempura, e uova affiorino
da un sogno, sulla tua morte per affogamento.

Franz Krauspenhaar – Capelli struggenti. Marco Saya Edizioni.

 www.marcosayaedizioni.net

 

Roccelletta di Borgia (CZ). Utsanga: “Asemic Writing Exhibition”

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Utsanga.it
Asemic Writing Exhibition
a cura di Francesco Aprile, Cristiano Caggiula, Elisa Carella

Dal 2 dicembre 2016 al 2 maggio 2017
Inaugurazione 2 dicembre 2916 h. 17:00
Parco Archeologico Scolacium
Roccelletta di Borgia – CZ

Il panorama delle scritture asemantiche si apre nel corso del ‘900 distendendosi lungo un arco di tempo che giunge sino ad oggi. L’ampio spettro delle possibilità registratesi nel secolo scorso ha trovato ulteriori motivi di sviluppo in questo primo scorcio di terzo millennio. Il rapporto sempre più stringente fra autore e opera prodotta contribuisce a rendere più ampio il ventaglio delle proposte, che appare quanto mai variegato. Le possibilità della critica di costruire etichette e classificazioni vacillano nello stesso slargo interpretativo che la messa in opera dell’asemic writing costituisce, rendendo ancor più frastagliato il panorama internazionale. Asemic writing è una scrittura dotata di segno, ma senza significato, senza, tuttavia, perdere la possibilità del senso…

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Silvia Molesini

 

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telefonata al padre

come stai, qui tutto tremendo
anche lì sì, no qui qualcosina
però in fondo solo non vorrei
deludere te vedi il tramonto gli
occhi come stelle del portato
vedi le lucciole tutte scomparite
tranne noi che confusi parlano
delle faccende macchinine
contemporaneamente
non si risolve e niente torna
tutto a capo, la casa vecchia
l’uomo il mangiare cristo e
l’isola la diletta il ruolo fumo
tutte le cicche che trovo la
voce rotta dietro un velo rapido

 

Silvia Molesini

Sonia Lambertini traduite par Silvia Guzzi

Danzeranno

Cinq poèmes extraits du recueil Danzeranno gli insetti de Sonia Lambertini (Marco Saya Editore, 2016) suivis d’une note de lecture par Giacomo Cerrai.

 

Nel giorno del mio giudizio
quando il corpo sarà in scadenza
la bocca sarà colma di terra
danzeranno gli insetti
il ritmo assordante non mi farà dormire
e come nei banchetti degni di rispetto
trionferanno gli avanzi
le formiche ne faranno scorta
sottomano la mappa
cenni di anatomia
viaggio di sola andata.
Au jour de mon jugement
quand le corps sera en déchéance
la bouche sera pleine de terre
les insectes danseront
le rythme assourdissant ne me laissera pas dormir
et comme aux banquets dignes de respect
les restes triompheront
les fourmis en feront provision
sous la main la carte
traits d’anatomie
voyage d’aller simple.
Nel giorno del mio giudizio
quando il corpo sarà in scadenza
la bocca sarà colma di terra
danzeranno gli insetti
il ritmo assordante non mi farà dormire
e come nei banchetti degni di rispetto
trionferanno gli avanzi
le formiche ne faranno scorta
sottomano la mappa
cenni di anatomia
viaggio di sola andata.
Au jour de mon jugement
quand le corps sera en déchéance
la bouche sera pleine de terre
les insectes danseront
le rythme assourdissant ne me laissera pas dormir
et comme aux banquets dignes de respect
les restes triompheront
les fourmis en feront provision
sous la main la carte
traits d’anatomie
voyage d’aller simple.

Extrait de la note de lecture de Giacomo Cerrai sur le recueil Danzeranno gli insetti de Sonia Lambertini (Marco Saya editore, 2016) parue en italien dans la revue numérique de poésie Imperfetta Ellisse le 12 mai 2016 (ICI) – Traduit par Silvia Guzzi

Les insectes dansent (ou plutôt ils danseront) une gigue sur la butte de terre qui nous ensevelit, au terme d’une « maudite partie ». C’est ce thème qui est au cœur du livre de Sonia Lambertini où la mort, présence constante, revêt différentes formes que nous tâcherons de décrire. Dans sa préface, Mario Fresa nous dit certes que nous nous trouvons devant « l’angoisse irréversible d’un glissement continu dans les ténèbres de la nullification », où le poète est « martyre-témoin de sa propre auto-annulation » mais il ajoute aussi que cette vision douloureuse « ne donne lieu à aucune synthèse finale ». Pourrait-il en être autrement ? L’enquête autour de la mort, surtout quand elle est littéraire, est toujours vouée à l’échec puisqu’elle se heurte à l’inconnaissable, si on l’aborde sous l’angle philosophique, ou aux frontières de l’imagination. Ou, pourrait-on dire, elle échoue contre l’écueil de la peur d’aller « au-delà » (au-delà par exemple d’un corps « en déchéance »), qui empêche l’artiste de tomber dans une descente aux enfers, une « catabase », et c’est là un élément essentiel selon moi pour une bonne poésie (cf.ICI).
Il me semble que Sonia Lambertini fait le constat d’un sentiment actuel (et donc différent de ce que l’on pouvait observer dans le passé), celui d’une décadence du corps qui est le reflet d’une décadence plus générale, à la fois incessante et « instantanée » (ainsi « mesurer l’instant / c’est le sens du monde, / une action libre et indépendante »), à l’instar de l’existence elle-même, éparse dans un présent différé. La mort, qui est aujourd’hui moins chargée de spiritualité, dans une société peut-être intimement individualiste et agnostique, devient l’événement « final », un nec plus ultra, des colonnes d’Hercule au-delà desquelles, dans un temps aussi dépourvu d’espérance que le nôtre, toute attente de rédemption devient impossible. Il est difficile de regarder « en avant », pour ainsi dire, sans se tourner dans le même temps en arrière (« Deux pas en avant / je compte jusqu’à trois / je regarde en arrière / et je vois que je ne suis / jamais arrivée au-delà du six. »), et l’on risque, comme la femme de Loth, la pétrification face au constat du néant. La mort est à la fois une expérience inévitable et une aporie, quelque chose – paradoxalement – que l’on ne connaît d’une certaine manière que par ouï-dire, comme dans ces vers : «  tu as vu ta fin / projetée des dizaines de fois / sur la toile blanche des autres ». Il s’agit bien d’un jeu d’ombres (de fantômes), de projections (y compris au sens cinématographique, cette « toile blanche des autres  »), de destins incontrôlables abandonnés à des gestes apotropaïques, à des superstitions (« je suis dans les mains / du pied droit / quand je touche terre »), c’est une terreur qui maintient en vie (« sans la peur je ne sais pas qui je suis », répète Sonia Lambertini et, comme Mario Fresa le dit d’ailleurs, _ « les mots [d’un poète] jouent, dans le fond, toujours et uniquement avec la mort  »). […]

http://www.terreaciel.net/Sonia-Lambertini-traduite-par-Silvia-Guzzi#.WA-xe_mLTIV

 

Erba nera che cresci segno nero tu vivi

Primo appuntamento della nuova stagione di Bologna in Lettere.

Il 23 Ottobre alle 20.30, presso lo Spazio Bioforme, in Via Aosta 2 a Milano, il Festival “Tu se sai dire dillo”, dedicato alla memoria di Giuliano Mesa e curato da Biagio Cepollaro, ospiterà Bologna in Lettere con una serata dedicata ad Amelia Rosselli.

Un libro, “Il colpo di coda. Amelia Rosselli e la poetica del lutto” (Marco Saya Edizioni), quattro chiacchiere sullo spirito che contraddistingue il  Festival, la proiezione di due video e il recital “Erba nera che cresci segno nero tu vivi”, a cura di Enzo Campi, con Mario Sboarina, Francesca Del Moro, Enea Roversi, Martina Campi, Sonia Lambertini, Alessandro Brusa.

Qui il programma completo di “Tu se sai dire dillo” che si articolerà in 3 giornate dal 21 al 23 Ottobre

http://www.poesia2punto0.com/2016/10/02/tu-sai-dire-dillo-v-edizione/

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